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Arci Bergamo | September 24, 2021

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Viva il 1° Maggio

Un Primo maggio fra disoccupazione e crescita della disuguaglianze per le donne e  le/ i giovani.Per la seconda volta ci troviamo a “festeggiare” il 1° maggio nella pandemia, ma quest’anno è ancora più complesso il “festeggiare” perché il tempo intercorso ha delineato e sta delineando un quadro sempre più drammatico.

In Lombardia abbiamo assistito agli scioperi spontanei dei lavoratori nella bergamasca e nel bresciano durante la prima ondata per bloccare le produzioni non indispensabili. Tali scioperi hanno bloccato l’espandersi di un contagio che è andato fuori controllo causando miglia di morti che potevano essere evitati se si avesse avuto a cuore la salute invece del profitto.

Dopo la scorsa estate abbiamo assistito ancora con indifferenza all’esposizione dei lavoratori al contagio: semplicemente tale questione è stata passata sotto silenzio, ma i dati mostrano invece che le fasce più colpite sono state quelle intermedie, ossia quelle che lavorano in fabbriche e uffici.  Le conseguenze più immediate sono le quarantene e i contagi dei famigliari.

Questo Primo maggio lo vogliamo ricordare anche per i lavoratori della logistica  e i rider che con le loro lotte hanno ottenuto nuovi contratti e importanti diritti. Ci auguriamo che la loro lotta spinga i lavoratori dello spettacolo ed altri settori super sfruttati ed in prima linea in questo anno e mezzo, ossia tutti i sanitari, ad ottenere i giusti riconoscimenti da troppo tempo negati.

Inoltre ben sappiamo che questa pandemia tocca particolarmente  le donne e le/i giovani, cioè i soggetti sempre più colpiti dalle crisi e con meno diritti che sono la grande maggioranza del quasi milione di posti di lavoro persi. E con preoccupazione ci avviciniamo alla scadenza del blocco dei licenziamenti e degli ammortizzatori sociali, mentre non possiamo non misurare l’incremento esponenziale delle diseguaglianze.

Non stiamo infatti vivendo una fase straordinaria ciclica, non possiamo pensare che questa fase si concluda con la copertura vaccinale. Questa fase straordinaria continuerà a lungo e i suoi effetti deleteri si sommeranno a quelli determinati dall’involuzione che già il mondo del lavoro stava vivendo/subendo.  Sarà importante creare lavoro, ma anche supportare fortemente chi il lavoro l’ha perso e non solo con i necessari supporti  degli ammortizzatori sociali, ma evitando di determinare solitudine e depressione derivanti dalla situazione.

Il mondo associativo, di cui siamo parte insieme a tante altre realtà, può essere antidoto alla solitudine e contribuire in modo significativo al benessere delle comunità.

Eppure ci stiamo accorgendo tutti  che l’azione per la “promozione sociale” è praticamente assente dalle politiche istituzionali. Si ripropone una visione economicistica mercantile dei problemi dimenticando appunto il ruolo proattivo delle comunità, ruolo che si progetta, si programma e si sviluppa in particolare grazie al Terzo settore. Un Terzo settore, dimenticato da ristori e sostegni, ma memore di essere, come lo è l’Arci, un soggetto con radici vive nel Mutuo soccorso, nella solidarietà e nel mutualismo.

Noi chiediamo e ci impegniamo perché diventino pratica reale i primi quattro articoli della nostra Costituzione.

Art. 1 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.”

Art. 2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3 “…. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona
umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

 Art. 4 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Viva il Primo maggio. [Massimo Cortesi, presidente Arci Lombardia]

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