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Arci Bergamo | November 21, 2019

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Europa in ordine sparso.Editoriale presidente nazionale Arci Francesca Chiavacci

Europa in ordine sparso.Editoriale presidente nazionale Arci Francesca Chiavacci

La voce dell’Europa sull’invasione turca del Rojava arriva troppo flebile dopo giorni di conflitti, numerose vittime e migliaia sfollati.

Ancora una volta il vecchio continente non riesce a darsi una voce unica, autorevole e realmente efficace, nemmeno in una situazione così grave e preoccupante in una vasta area già duramente colpita. Sono i Ministri degli Esteri europei (unico risultato dell’incontro di lunedì in Lussemburgo) che mettono nero su bianco la parola ‘condanna’ rivolta alla Turchia e si impegnano a prendere «posizioni nazionali forti rispetto alla politica di export di armi» verso Ankara.

Ancora una volta sono gli Stati a prendere posizione, mostrando tutta la debolezza delle istituzioni europee. Il presidente Erdogan, ignorando persino le sanzioni USA, afferma che non dichiarerà mai il cessate il fuoco e punta dritto ai suoi obiettivi: uno politico e l’altro militare. Quello politico riguarda il governo della Turchia dove la sua popolarità era in netto ribasso, come si è visto alle ultime elezioni, quando l’opposizione ha ottenuto un notevole successo. Fare leva sullo spirito nazionalista potrebbe consentirgli di recuperare larga parte dell’opinione pubblica. Il secondo obiettivo, quello militare, è quello più pericoloso. L’accordo tra i curdi di Siria e il regime di Damasco, quindi con un coinvolgimento forte della Russia, inserisce molte incognite e rischi per gli stessi curdi, prefigura scenari inquietanti per quell’area del mondo.
Erano anni che i militari di Damasco non mettevano piede in quella regione autonoma, un’area dove si era costruita un’esperienza unica di convivenza democratica e civile diversa che ora rischia di essere distrutta.

Il popolo curdo non merita questo tradimento, merita l’attenzione dell’Occidente e delle istituzioni internazionali. Non solo parole, come a oggi l’Europa sembra essersi limitata a fare, ma azioni concrete. Noi continuiamo a farlo, attraverso il sostegno alla rete UIKI nella campagna di crowfunding Dalla parte dei curdi e in un incontro con le reti e le associazioni per la mobilitazione della società civile, sia sul versante nazionale che su quello europeo.

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